Il ritorno della storia( e della storiografia) per comprendere la tragedia siriana

prefazione al libro Poyraz Gurson

ai Giulio Sapelli

Il libro di Poyraz Gurson che ho l’onore di presentare al pubblico italiano per i tipi di un editore coaggioso e amico costituisce un documento importante di riflessione per comprendere quello che è stato un cambiamento epocale nel costrutto sempre instabile del regime di potenza nel Grande Medio Oriente.

È vero, come bene si accenna in questo libro, che il concetto di Grande Medio Oriente, che sostituisce ormai di fatto, quello tradizionale di Medio Oriente. è il frutto di una sorta di proiezione volontaristica dettata dall’ideologia dei circoli neocon USA che culmina nel cosiddetto Project for the New American Century. Ma tale definizione tutta ideologica non può non costituire il punto di riferimento di fatto per comprendere gli avvenimenti storici di questi ultimi cinquant’anni. Con tale termine si vuole genericamente indicare quello che chiamiamo il “mondo arabo”, e altresì l’Iran, la Turchia, Israele, il Pakistan e l’Afghanistan, così come quelle medie potenze regionali come il Caucaso, l’Azerbaigian, l’Armenia, la Georgia, Cipro e la Grecia. Un concetto che nasce ideologicamente con gli Accordi di Helsinki del 1975, e fu annunciato al mondo dall’amministrazione Bush durante i lavori del G8 del 2004, così da dare un fondamento ideologico alla volontà USA di svolgere un ruolo unipolare in quello che un tempo tradizionalmente si definiva, invece, durante la guerra fredda, il Medio Oriente. La Siria è al centro di questa geostrategica regione del pianeta ed è, quindi, percorsa dalle faglie profonde dell’incrocio di culture millenarie con la trasformazione più profonda intervenuta nella storia di questo plesso di stati e di religioni e di culture negli ultimi due secoli.

Nel lento crollo dell’impero ottomano che giunge al suo culmine con la fine della prima guerra mondiale e l’accordo anglo-francese che tanta influenza avrà nella regione geostrategica, la nuova storia del Grande Medio Oriente

Una storia nuova, ma su cui e in cui, le radici della longue durée sono potentissime e tali di ridefinire continuamente attraverso un passato che non muore mai gli equilibri di potenza regionali.

La Siria conti una a essere, oggi come ieri, l’epicentro della regione in cui l’heartland inizia oppure termina, a seconda da dove si inizi il cammino

Un altro punto di svolta fondamentale, infatti, oltre all’accordo Sykes-Picot, fu la sostituzione dell’egemonia franco-inglese nel Medio Oriente nel 1956. Gli USA, si schieravano a fianco delle nuove medie-potenze regionali guidate da un Egitto proteso all’alleanza con l’URSS e nel contempo, però, rendevano chiaramente manifesta la volontà di intervenire militarmente in difesa dei loro interessi nell’area. Decisione che va letta contestualmente alla svolta del 1967, quando, dinanzi alla resistenza e alla vittoria israeliana, tanto le potenze scite quanto quelle sunnite rinunciarono, alla volontà chiaramente espressa di distruggere lo stato di Israele, sino a quando non giunse la rivoluzione ierocratica iraniana, che inverò di nuovo la stagione della distruzione militare di Israele. Con la distruzione dell’esercito irakeno dopo la guerra unipolare degli USA contro Sadam Hussein e il via libera dato dai sauditi al fondamentalismo dell’ISIS, quella stagione di guerra per l’annichilimento di Israele iniziò un’altra volta.

La rilevanza energetica della Mesopotamia e dell’Africa del Nord, del resto, non sfugge a nessuno.

Solo gli stolti possono credere che gli USA abbiano raggiunto e manterranno l’autosufficienza energetica grazie allo shale oil. Tuti coloro che ragionano con la loro testa e non inseguirono filosofie millenaristiche fondate sull’ignoranza, sanno che il plesso geologico del Grande Medio Oriente costituisce la riserva energetica più grande del mondo. La recente scoperta, a cui nel libro si fa cenno con precisione, dei grandi giacimenti di gas naturale nel distretto di Qatar ai confini tra Libano e Siria, altro non è, dal punto di vista della lotta geostrategica dell’energia, che la chiamata a raccolta della “mezza luna sciita” per costruire il grande gasdotto che unirà Iran e Siria e giungerà nel porto di Tartus controllato dalla Russia, rendendo in tal modo inattivo il gasdotto Nabucco tanto sponsorizzato dagli USA in funzione antirussa.

Si può così ancor meglio comprendere la questione siriana degli ultimi cinquant’anni, con il tramonto dei regimi bahtisti e l’emergere non dei nazionalismi arabi classici ma dei nuovi “patriottismi combattenti” della “mezzaluna sciita” e del sunnnismo che ha accettato la presenza delle forze armate statunitensi sul territorio della sacra Mecca, ma che ha nel contempo scatenato la guerra ai regimi sciiti e ai loro alleati, in primis gli alauiti dominatori della Siria post Sykes-Picot.

In questo contesto la questione siriana diviene via via sempre più la questione turca.

Con il crollo dell’URRSS, falsificando tutte le teorie della “fine della storia”, è avvenuto quello che nessuno aveva previsto. La fine dell’URSS, infatti, non ha coinciso con il declino della Russia come potenza storica nell’area, ma invece con il suo ritorno. All’unipolarismo non poteva non far di controcanto l’inevitabile plurimultilateralismo impetrato della Cina, dalla Turchia e dalla Russia, con tutte le medie potenze europee al seguito. Ciò è come dimostrato, soprattutto dopo la divisione tra USA e UK, da un lato, e Germania e Francia, dall’altro, dall’inesauribile attivismo della Francia e del Regno Unito che ha avuto il suo culmine nell’assassinio di Gheddafi. Un attivismo che mira a prefigurare una “zona di rispetto” della dominazione in Africa della Francia e pur senza un esercito della Germania, in condivisione con una Cina sempre più aggressiva e in decadenza.

In questo contesto il ruolo della Turchia è stato soggetto a una mutazione profonda.

Una delle conseguenze dell’unipolarismo USA è appunto la debolezza crescente dei legami tra la Nato e la Turchia, come si dimostra nell’analisi così ben svolta in questo libro

Il non riconoscimento della specificità storica della questione curda da parte degli USA è stata cruciale in questa trasformazione delle alleanze di potenza o nel loro indebolimento. Certo i curdi sono stati grandi combattenti contro l’ISIS, ma essi costituiscono altresì, dai tempi del Trattato di Versailles (che non riuscì a trovare una soluzioni alla questione curda tra Iraq, Siria e Turchia), un protagonista(plurimo e diviso e divisivo più di quanto non appaia ai più) importante della storia del Grande Medio Oriente.

Di qui la contraddizione lampante tra necessità di continuare nella politica di alleanza con NATO da parte della Turchia e la contraddizione profonda tra tale lealtà e la presenza attiva e combattente dei curdi nella zona siriane e turca al fianco degli USA

Ecco, allora, la Siria, la “grande Siria”, che ritorna con prepotenza nella storia mondiale.

Un ruolo che è assai poco compreso dal pensiero “eurocentrico” di troppa analisi “mediterranea”, e che deve ritornare, invece, a costituire il punto di inizio di una nuova riflessione diretta a comprendere le radici storiche dell’attuale tragedia siriana.

Birleşmiş Milletler (BM) 74 ncü genel kurulu 17-27 Eylül 2019 tarihlerinde her yıl olduğu gibi New York’ta yapılacak. BM görüşmeleri, ülkelerin liderlerine ve politikacılarına diğer ülke liderleri ve politikacıları ile görüşme, karşılıklı fikir teatisi, ikili ve uluslararası sorunların çözümü için fırsat vermektedir. Bu yıl en önemli gelişmelerin İran ve ABD ilişkilerinde olabileceği beklenmektedir. İran Devlet Başkanı Hasan Ruhani ’nin görüşmelere katılacağının açıklanması ile İran-ABD ilişkilerinde üst düzey görüşme olması ihtimali konuşulmaya başlandı.

ABD Yönetiminin amacının İran ile görüşmek(belki son defa) olduğu tahmin edilmekle birlikte İran tarafının da görüşmeler için istekli olmasını bekledikleri düşünülmektedir. İlişkilerin son derece gergin olduğu ortamda taraflarca atılacak küçük de olsa her adımın ve her gelişmenin ilerisi için katkı sağlayacağını da dikkate almak gerekecektir.
ABD-İran gerginliğinden zarar gören ve ambargoya tabi olan taraf İran’dır. ABD, İran’ı sadece ambargo uygulamakla kalmayıp “yalnızlaştırma” gayretleri içindedir. İran, mevcut durumda ABD tarafından dolaylı da olsa kuşatılmış durumdadır. İran’da iki yıl önce günde ortalama 4 milyon varilden fazla olan ham petrol üretimi son aylarda 400.000 varile kadar gerilemiştir. Bu gelişmeler İran ekonomisini çökertmekle kalmayıp İran Halkını da fakirleştirmekte ve iç karışıklıklar için zemin hazırlamaktadır.

İranlı yetkililerin savaşa gitmeden krizi çözme arayışları, ABD tarafından ciddiye alınmamaktadır. İranlılar bu gelişmenin farkında olduklarından ABD’nin işgal etmesinden korkmadıklarını, savaşa girmekten çekinmediklerini her ortamda belirtmekte ancak ambargoların etkisinin nasıl kırılacağı konusunda net plan oluşturmuş değiller.

İranlı yetkililer ABD ile masaya oturmak için tüm ambargoların kaldırılmasını ileri sürmekle birlikte, ABD ön koşulsuz olarak görüşme yapmak istemektedir. Tarafların pozisyonları taban tabana zıt durumdadır ancak, BM genel kurulu sırasında olası görüşmeden sonra Ruhani ‘nin İran kamuoyunu ikna etmesi kolay olmayacaktır.

Fransa’nın İran ile ABD arasında arabuluculuk görevini üstlenmesi; dünya liderliğini elinde tutmak için gayretleri elden bırakmayan ABD’nin yerini almak ve liderlik rolü oynamak arzusundan kaynaklanmaktadır. İngiltere’nin AB’den ayrılma (BREXİT) mücadelesi verirken ve iç politika ile meşgul iken Fransa’nın fırsatı değerlendirmesinden daha normal ne olabilir? Fransa’nın girişimi; İran tarafını masaya oturmaya ve taviz vermeye zorlarken ABD tarafını ikna etme veya zorlama çabasında olmadığı görülüyor. Binlerce yıllık devlet deneyimi olan İran’ın bu oyunları görmezden gelmeyeceği muhakkaktır.

Sonuç olarak; İran ile ABD’nin sorunları müzakereler yoluyla çözmesi, sıcak çatışmaya gidilmemesi konusunda iyimserliğimizi koruyalım. Zira savaşın her iki ülke başta olmak üzere bölgedeki diğer ülkelere zarar vereceği, İran’ın Irak ve Afganistan ile aynı olmadığını, işgal edilmesi/ savaşa gidilmesi durumunda sonuçlarının tahmin edilemeyecek boyutlara gidebileceğini vurgulamakta fayda görülmektedir. Her iki ülkenin çıkarına olacak şekilde mutabık kalacağı ortak zemin tesis edilmesi ve BM genel kurulu ile görüşmelerin başlamasını dileyelim.

Kaynak: ABD İRAN İLE GÖRÜŞECEK Mİ? – Doç. Dr. Poyraz Gürson